Le cose cambieranno?

Si sente sempre più spesso parlare di come cambieranno le nostre vite dopo l’avvenimento epocale di covid-19, evento che ha colpito tutto l’intero mondo senza distinzione di area geografica, posizionamento sociale o economico.

Ora faccio un salto di lato e vorrei riallacciarmi all’ ultimo articolo che riguardava il minimalismo, riflettendo su ciò di cui abbiamo bisogno per vivere con consapevolezza la vita attraverso gli strumenti che decidiamo di avere.

Ma prima devo fare un ulteriore salto laterale citando un libro che sto leggendo – e che non ho ancora finito – dal titolo Solo Bagaglio a Mano di Gabriele Romagnoli. Ammetto che inizialmente non l’ho trovavo neanche molto interessante o ricco di nuovi spunti di riflessione, mi sembrava una sterile affermazione e giudizio su ciò che abbaiamo nelle nostre case o elle nostre borse. Poi continuando la lettura – dato che non mi sento ancora un lettore abbastanza virtuoso per poter interrompere un libro – ho iniziato a trovare punti di vista nuovi ed associare alcune idee con quelle del pensiero minimalista che ci propone di scegliere con consapevolezza le “cose” di cui facciamo uso senza doverci privarci di niente ma senza incorrere in inutili eccessi.

Continuando con la lettura mi sono imbattuto in alcune pagine, molto forti a mio parere, che mi hanno fatto riflettere sull’utilità della mia libreria di iCloud Photo Library – credo essere una delle poche cose in cui conservo molti ricordi – e dell’utilità di pensare al passato.

L’utilità di pensare al passato come impatto e peso per ripensare il futuro.

Quindi

Quando sento parlare di come sarà, di come faremo, di come ci comporteremo, di quali saranno le differenze – quasi per farne un mero paragone, e i paragoni sono sempre inutili mi dicono – mi assale un assurdo pensiero che mi svuota, mi blocca, ma peggio mi preoccupa. E mi chiedo quale sia l’utilità presente ma soprattutto futura di questo pensiero che riempie le bocche, le pagine e gli scroll in un momento in cui neanche gli scienziati ci possono dare informazioni precise.

Nessuna.

Mi sento sempre in colpa – non ho mai capito perché – a pensare in grande e credere che le cose in realtà siano anche semplici. Non banali #disclaimer.

I due passi indietro che abbiamo fatto all’inizio dell’articolo come cappello al ragionamento li voglio portare ora a supporto di ciò che penso, cioè che non trovo utile paragonare la vita futura con ciò che si è sempre fatto, magari solo abitudini che in alcuni casi non ci hanno portato a nessun risultato, o che non per forza andranno perdute.

Ci potrà essere sicuramente chi pensa – giustamente – che il passato è importante, per non dimenticare alcuni avvenimenti accaduti ed imperdonabili dell’uomo. Ma il lato da cui stiamo vedendo e valutando le cose non è esattamente quello. C’è una frase nel libro molto tagliente e vera, a sua volta citazione di Milan Kundera che nel Libro del riso e dell’oblio dice:

“la sola ragione per cui si vuole governare il futuro è avere la possibilità di governare il passato”

Per ritornare alla nostra vita “normale” – che termine inutile, e poi, se siamo in vita ne non ne siamo mai andati via dalla stessa – prenderemo le precauzioni di cui ci sarà bisogno per la nostra salute per il tempo che sarà necessario.

Anche dopo l’attacco dell’11 settembre si temeva non fossimo mai più tornati a viaggiare e invece conosco più persone che sono state a New York che a Roma

L’evoluzione è squisitamente inevitabile.

Minimalismo.

Il minimalismo non prende forma nelle case vuote con pareti spoglie e oggetti vintage.

Il minimalismo è prima di tutto vivere utilizzando con consapevolezza determinate cose che decidiamo consciamente di avere e di utilizzare.

Non si tratta quindi di liberarsi delle mille cose che abbiamo, anche se ne diventa poi una conseguenza, ma diventa un momento in cui ci chiediamo di cosa abbiamo bisogno per vivere con consapevolezza la vita attraverso gli strumenti che decidiamo di avere.

Non riguarda la ricchezza o la povertà, non riguarda la quantità di superficie libera al posto della credenza in salotto.

Questa attitudine ci porta poi a liberarci di vestiti, oggetti, libri che spesso abbiamo in abbondanza e acquistiamo in eccesso per mancanza di posizione nei confronti della vita.

Commettiamo errori, non siamo noi gli errori.

Spesso non si da abbastanza importanza alle parole che utilizziamo per parlare del nostro stato d’animo.

Secondo Umberto Galimberti sono talmente importanti che se non le conosciamo o non abbiamo un vocabolario abbastanza evoluto, non abbiamo neanche gli strumenti per poter descrivere le nostre emozioni.

Quindi nel parlare di un errore o fallimento non dobbiamo confondere il nostro modo d’agire con il nostro io.

Infatti se, come può capitare, commettiamo degli errori, non siamo noi stessi ad essere sbalgiati o l’errore stesso. Non siamo il fallimento, ma come può capitare, abbiamo fallito.

Come combattere l’ansia

Una delle scoperte più interessanti trovo essere un aspetto di funzionamento della nostra mente che si basa su ricordi ed esperienze passate ma anche su sensazioni e percezioni di esperienze visualizzate dalla nostra mente, non ancora accadute, che possiamo costruire come meglio crediamo. Andando ad agire sui paradigmi di pensiero positivo.

Quindi è di fondamentale importanza percepire (positivamente) esperienze che volgiamo accadano. E in cui vogliamo ottenere risultati positivi.

Dobbiamo vivere in anticipo quell’esperienza nella nostra mente per poter arrivare preparati, avremo bisogno di visualizzare positivamente la situazione senza perdere il controllo dei pensieri che arriveranno.

I pensieri che comunque abbiamo e comunque arriveranno, dovremo accoglierli, lasciarli entrare nella nostra mente. Accettarli e poi farli defluire. Osservarli dall’esterno.

Quindi sarà importante immaginarsi nel futuro in un dato momento non ancora accaduto, tramite atteggiamenti pacati, con un tono di voce sereno e con un comportamento tranquillo. Ci condurrà ad un risultato positivo quando lo vivremo nel presente. Avendolo già vissuto precedentemente nella nostra mente.

Sarà veramente come se avessimo già ripercorso tutti momenti precedentemente con la conseguenza che saremo preparati e rilassati nell’eseguire il nostro compito.

Nel libro Psicocibernetica questo approccio viene chiamato “il pugilato ombra”.

Veloce storia in un paragrafo

Ispirandomi ad un documentario visto recentemente ho trovato questa poche frasi che isolate dal contesto in cui vivevano, sembrano porzione di un bel romanzo:

La fotografia è un altro tipo di interpretazione, è la realtà ideale.

Era molto dolce, assolutamente non prevaricatrice.
Sempre stata animata da un enorme senso di giustizia, molto entusiasta, ricca di voglia di fare di vedere il mondo di viaggiare.

Lei non voleva essere leader, voleva farsi amare, ma nello stesso tempo non aveva paura di non assecondare gli altri.

In questo sta la forza, il fatto di non dover per forza piacere.

Perché Il Pensatoio?

ilpensatoio.net è sorto abbastanza naturale e velocemente come nome per il blog. Mi è venuto in mente, guardando una vecchia mansarda di travi in una vecchia casa di campagna, al fatto che in quello spazio avrei potuto crearmi il pensatoio (fantasie). Allora mi è stata subito ricordata questa cosa:

Siamo alla fine del V secolo a.c., il secolo d’oro di Atene. In quel periodo c’è un gruppo di filosofi che sta scardinando la società ateniese: dicono che non esiste il bene e il male, la verità e la falsità , sostengono che è l’uomo a determinare cosa sia il bene e cosa il male, cosa sia il vero e cosa il falso. Arrivano addirittura ad affermare che gli dèi non esistono. Contro i sofisti (così veniva chiamato questo gruppo di filosofi) la società d’Atene prende posizione e li condanna; pensano che Socrate sia il loro capo e lo condanna morte perché appunto corrompeva i giovani, non è vero ma loro pens avano così. Socrate in seguito alla condanna pur potendo scappare, avevano già predisposto tutto perfino con i suoi carcerieri, rimane fedele alle regole e beve la cicuta in carcere.

La commedia antica era fortemente e violentemente politica. Infatti Aristofane ritenendo Socrate il maestro di questi sofisti, in una commedia dal titolo “Le nuvole”, per metterlo in ridicolo lo figura appeso al muro in una cesta che passa il tempo a pensare.

Quindi tutti i discorsi che ho in testa e nel blog (ancora pochi in realtà) un pò me li vedo li appesi alla cesta!

Come tu ti senti dipende solo da Te

“Quella persona mi fa arrabbiare”, spesso diciamo così. Questa affermazione racchiude in sè il nostro discolparci da una situazione\persona con cui stiamo avendo a che fare e ci mette apparentemente dalla parte della ragione. Sul lungo periodo questo stato d’animo inconscio peggiora la situazione: ci allontana sempre più dal controllo che abbiamo sulla nostra vita e dalle persone con cui siamo in contatto al lavoro e nel tempo libero.

Da circa un anno ho conosciuto la figura di Tony(Antony) Robbins, formatore americano. Con lui hanno studiato personaggi di spicco in Italia tra i quali Roberto Re e Alfio Bardolla. Una cosa in particolare ha attratto subito la mia attenzione, una tra tutte, che disintegra in un secondo i paradigmi con la quale ero abituato a interpretare le relazioni umane.

Robbins dice che come tu ti senti dipende da te e non dalle circostanze che avvengono all’esterno (sei tu che ti arrabbi e non quella persona che ti fa arrabbiare). Questa affermazione, inizialmente anche ostica da accettare, racchiude un grande respiro profondo e una grande tranquillità, perché? Mette nelle nostre mani gli strumenti per capire che come reagiamo a persone e situazioni è una nostra scelta.

Quindi la responsabilità e il potere di influenzare il nostro stato d’animo o meno non sono attribuiti al nostro interlocutore ma soltanto a noi, così come le situazioni che ci stressano e i clienti che fanno arrabbiare. Paradigma su cui riflettere molto, magari difficile inizialmente. Una buona via per la consapevolezza.

Secondo articolo che si immerge a gamba tesa negli argomenti del blog.

Partiamo da qui

Non sono mai andato molto bene a scuola, non per mancanza di intelletto, ma per mancanza di interesse in ciò che mi veniva proposto. Ho sempre cercato qualcosa di meno convenzionale e malgrado tutto sono sempre stato attratto dai libri e dall’interesse nello scrivere ciò che penso. Riguardo la scrittura, ovviamente senza pretese di scomodare linguaggi forbiti o voler sembrare uno scrittore: semplicemente utilizzando il mezzo come credo e posso per poter comunicare al mondo ciò che ho in testa (facile!).

Qualche anno fa ribaltando una situazione di stallo della mia vita ho finalmente abbattuto il muro che mi separava da quelle belle cose di cui sopra! Ho iniziato a leggere con regolarità, sopratutto libri di crescita personale e comunicazione. Lo scrivere invece è sempre stato molto frammentato: teorie, poesie, pagine a ruota libera riempite di prima mattina e taccuini scritti a matita.

Nel 2016 ho iniziato ad ascoltare i primi podcast, allontanandomi ben presto dalle trasmissioni tradizionali, cercando nella tab in alto a destra qualcosa che ancora non sapevo di preciso. Negli anni ho scoperto e ascoltato molti podcaster, alcuni tra i quali sono stati e sono tuttora fondamenta nel mio assetto mentale. Potrebbe sembrare esagerato ma non tutti sanno che questo “nuovo” modo di comunicare è popolato da persone competenti che per la semplice voglia di fare e condividere mettono a disposizione strumenti pazzeschi con contenuti incredibili, forniti da loro e dai loro ospiti di puntata. Perché ascoltare storie di successo (successo = obbiettivi raggiunti) ci avvicina al mind-set giusto a cui tendere.

Per questo ho trovato lo spunto, ma soprattutto la voglia, di raggruppare e ordinare concetti e idee che scaturiscono da tutte queste fonti, semplicemente per non perderle.